OCCASIONE DI CRESCITA PERSONALE ….

Finita l’avventura con l’Avio Calcio (questo non vuol dire che in futuro non ci sia ancora spazio), si ricomincia una nuova annata. Stavolta la chiamata arriva direttamente da una delle società più quotate del Trentino: l’A.S.D. Mori S. Stefano, una prova importante che mette in discussione tutto il lavoro fatto fino ad ora, ma anche una stimolante sfida.

Prima considerazione: la società
La società non ha bisogno di presentazioni, penso che arrivare qui sia un ulteriore passo in avanti, un’arricchimento. Sappiamo che negli ultimi anni è stata un punto di riferimento per ragazzi, genitori e allenatori, perché l’organizzazione non ha nulla da invidiare ai club più blasonati. Qui ci dovrebbe essere – uso il condizionale finché non si entra nella realtà – la possibilità di lavorare meglio. Infatti, nelle realtà limitrofi in cui i numeri sono il problema principale, e l’aspetto psicologico ed educativo è la parte che porta via più tempo ed energie, qui sicuramente sarà sempre una parte importante, ma forse ci sarà più spazio per lavorare meglio sul campo.

Seconda considerazione: i ragazzi
Purtroppo, trovare ragazzi motivati e dotati tecnicamente è sempre più difficile, sia per le tante opportunità sportive (e non solo) che questi giovani hanno, sia perché non possiamo trascurare il fatto che questa nuova generazione ha quasi totalmente perso la voglia di fare sacrifici.
Dove mancano i numeri, si lavora psicologicamente in un modo, stavolta il problema dei numeri non ci dovrebbe essere, ma subentreranno problematiche opposte. Con una rosa ampia le dinamiche cambiano: affiorano emozioni leggermente diverse come l’invidia, la frustrazione la tristezza. Si deve essere bravi a cogliere ogni singolo momento e capire come ogni ragazzo esterna le proprie emozioni, per poi lavorarci. Uno dei caposaldi è la coerenza: considerare tutti i ragazzi sullo stesso piano è una priorità, dal più bravo al meno bravo, sia in allenamento che in partita, anche se in partita si cerca di tenere un’ossatura, un altro principio di cui sono sempre stato convinto è che il risultato non deve essere l’obiettivo primario, ma la naturale conseguenza del lavoro svolto durante la settimana, sia a livello tecnico-tattico che a livello di mentalità di gruppo.

Terza e non meno importante considerazione: i genitori
Finora, in tutte le squadre giovanili che ho allenato, il rapporto con i genitori è sempre stato ottimo. Soprattutto, abbiamo trovato squadre problematiche, risolvere quelle criticità ha fatto sì che i genitori fossero contenti. Ora cambia tutto: i genitori saranno di più e più esigenti. Pretenderanno dal mister un lavoro genuino che tenga in considerazione tutti i ragazzi, possibilmente proponendo un buon calcio e cercando i risultati. Ed è per questo che, se si lavora bene fin dall’inizio, dopo filerà tutto più liscio, tenendo sempre conto che accontentare tutti sarà impossibile.

Mister Gianantonio Zendri

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