MATTEO LANCINI “RELAZIONARSI CON ADOLESCENTI”

Venerdì 5 giugno si è tenuto un incontro con lo psicologo Matteo Lancini, il quale ha illustrato la sua teoria su come relazionarsi con gli adolescenti. Un approccio in gran parte condivisibile: sebbene i concetti fossero già noti, rinfrescarli fa sempre bene alla mente.

La maggior parte degli adolescenti di oggi è difficile da comprendere, ma la responsabilità non ricade solo su di loro. Il problema riguarda anche gli adulti che interagiscono con loro. Spesso, i genitori e gli educatori, pur avendo vissuto a loro volta l’adolescenza, si approcciano ai ragazzi di oggi basandosi sul proprio “imprinting” passato. Sarebbe invece necessario che, prima di relazionarsi con i giovani, gli adulti intraprendessero un percorso di autoconsapevolezza, aggiornandosi e studiando le nuove teorie psicologiche. Solo così è possibile porsi in modo corretto e adeguato ai tempi attuali.

Spesso i genitori non pongono le domande giuste ai figli per comprenderne le emozioni, per paura di ricevere risposte scomode. Così, spesso ci girano intorno senza entrare nel vivo del problema. Purtroppo, viviamo in una società caratterizzata da molta ipocrisia e poca verità nell’esporre il proprio io: la cultura del “Sé” spinge a pensare più a se stessi che agli altri, e i ragazzi ne sono travolti.

Anche se non sembrano ascoltarci, i giovani sono estremamente sensibili a ciò che accade intorno a loro, in qualsiasi ambito: casa, scuola, sport, ecc. L’adulto deve essere sempre in modalità attiva per catturare le situazioni, soprattutto, identificare le loro emozioni. Anche in ambito sportivo è fondamentale cogliere le emozioni del singolo, siano esse positive o negative, e marcarle (riconoscerle) esplicitamente.

Bisogna enfatizzare i comportamenti positivi premiandoli, e non penalizzare quelli negativi, bensì parlarne per far comprendere al ragazzo le conseguenze negative delle sue azioni. Come si diceva, i ragazzi sono molto sensibili: proprio quando sembra che “non gliene frega niente”, è in quel momento che acquisiscono maggiore consapevolezza dei gesti e dei comportamenti altrui, cercando nell’adulto coerenza e competenza.

Un esempio che ho riscontrato nella mia esperienza è quando un genitore va a lamentarsi con l’allenatore (“il mister”) delle problematiche del figlio (gioca poco, è fuori ruolo, ecc.). Spesso commettono l’errore di esternare le proprie emozioni frustrate proprio davanti al ragazzo.

Anche se il figlio sembra distaccato, in realtà tiene molto; ed è proprio questo il problema. Il comportamento del padre in quell’occasione può risultare deleterio non per l’argomento trattato, ma per il modo in cui viene gestito in presenza del figlio.

Non è certo vietato discutere di questi temi: anzi, io sono il primo a incoraggiare il dialogo. Il punto cruciale è che la discussione e la gestione delle emozioni negative dovrebbero avvenire lontano dagli occhi del ragazzo, per non minarne l’autostima o la fiducia nell’adulto.

Anche nei momenti di difficoltà c’è un aspetto positivo: essi contribuiscono a forgiare il carattere del ragazzo. L’importante è che i momenti negativi siano minori rispetto a quelli positivi, per non minarne l’autostima.

Per concludere, vorrei ricordare che si svolge questo bellissimo “lavoro” non per soddisfazione personale, ma per passione ed emozione. Non c’è nulla di più gratificante che vedere un ragazzo felice di impegnarsi, in qualsiasi ambito. I risultati, infatti, sono la naturale conseguenza dello stato d’animo dei giovani, oltre al duro lavoro quotidiano sul campo.

Mister Zendri Gianantonio

PSICOLOGIA

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